Concetti e riflessioni sul disegno del paesaggio

Concetti e riflessioni sul disegno del paesaggio

Molti principi che oggi consideriamo moderni erano già stati scritti all’inizio del Novecento. Penso, in particolare, al libro An Introduction to the Study of Landscape Design di Henry Vincent Hubbard e Theodora Kimball. È un testo fondamentale, perché anticipa molte delle teorie del paesagismo contemporaneo. Non è soltanto un manuale: è un libro che insegna a pensare il paesaggio.

La scuola, naturalmente, è importante. I principi si possono insegnare. Si può insegnare un metodo, una disciplina, un modo di affrontare il progetto. Ma la scuola da sola non basta. Nel paesaggio è utile la pratica, il cantiere, il contatto con la natura., la conoscenza vegetale...sensibilità... e cultura

Il paesagismo, infatti, comprende molte discipline. C’è l’architettura, c’è un po’ di ingegneria, c’è l’arte, c’è la filosofia, c’è la botanica, ma soprattutto c’è il nostro modo di vivere e di rapportarci alla natura.

Un altro aspetto molto moderno di quel libro è l’uso dei disegni. Le sue tavole non sono semplici illustrazioni: sono strumenti di pensiero. In un certo senso, sono gli antenati dei rendering di oggi. Allora si usavano il disegno, la prospettiva, il segno manuale; oggi usiamo il computer, i software, le immagini tridimensionali: rendere visibile un’idea prima che venga realizzata. Far capire proporzioni, atmosfera, masse, relazioni spaziali.

Non cambia molto, in fondo, da quello che si fa oggi al computer. Cambia lo strumento, non il principio. Il rendering contemporaneo è l’evoluzione tecnica di quella stessa esigenza: mostrare un paesaggio che ancora non esiste, ma che è già stato pensato.

Questo tradisce il senso del mestiere. Il valore del paesaggista non sta nel mettere di più, ma nel mettere il giusto. Non sta nel riempire, ma nel scegliere. Non sta nella quantità, ma nella misura.

Per questo considero il libro di Hubbard e Kimball ancora attualissimo. Perché parla del paesaggio come di una disciplina complessa, fatta di metodo, cultura, esperienza e sensibilità.

Nota finale

Vorrei aggiungere una considerazione, forse scomoda, ma necessaria.

Molto di ciò che oggi viene presentato come pensiero contemporaneo sul paesaggismo era già stato detto allora. Non in forma embrionale, non come intuizione vaga, ma con una lucidità sorprendente. In An Introduction to the Study of Landscape Design di Henry Vincent Hubbard e Theodora Kimball c’è già una visione completa del mestiere: il paesaggio come disciplina culturale, la necessità dell’osservazione, il rapporto tra teoria e pratica, la formazione del gusto, il valore dell’esperienza, il legame con l’architettura, con l’arte, con la natura e con il modo stesso in cui l’uomo abita il mondo. 

Leggendo quelle pagine, si ha la sensazione di non trovarsi davanti a un testo del primo Novecento, e nemmeno a un libro pubblicato nel 1917. Sembra uno scritto di oggi. Anzi, per certi aspetti, sembra uno scritto di domani. Perché molte delle questioni che oggi vengono riproposte come nuove — il giardino naturalistico, la continuità con il paesaggio esterno, la sensibilità del committente, la cultura del progettista, il rifiuto della pura decorazione, il valore etico del mestiere — erano già lì, espresse con chiarezza.

Forse il vero problema non è che quelle idee siano superate. Il problema è che non le abbiamo ancora comprese fino in fondo.